“Entriamo in un bosco. I nostri occhi cercheranno l’albero segnato,
il fusto che per imponenza strana, per rigoglio di rami e di chiome,
per la vibrazione dei silenzi che l’avvolge, si svela per abitacolo e tempio di un nume,
nobile rampollo di quell’Albero Cosmico che un tempo si abbarbicava alla terra
e svettava fino alla volta celeste, contribuendo alla coesione del tutto.
All’aprirsi di una radura, sentiremo fremiti,
come i legionari di Roma spaesati nelle selve arcane della Germania.
Naturale: un Dio dei terrori abita gli spazi, Pan, ed è il suo panico che ci afferra.
Sapremo ascoltare le voci delle foglie nel vento?”
Ezio Savino - "Pan ci manca" - 1991